Recupero dagli eredi dei ratei di pensione erogati indebitamente

28 AG0 2020 Con Risposta ad interpello n. 283 del 27 agosto 2020, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in caso di ratei di pensione erogati post mortem indebitamente a soggetti terzi, ai fini del recupero delle ritenute Irpef operate e versate, l’Ente può ottenere la restituzione delle somme al lordo delle ritenute nei confronti degli eredi, i quali possono indicare le somme restituite tra gli oneri deducibili.

Con riferimento all’ipotesi concernente il recupero delle ritenute IRPEF operate su ratei di pensione erogati post mortem a soggetti terzi non legittimati alla percezione del trattamento pensionistico del de cuius, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la previsione dell’articolo 10, comma 1, lettera d-bis), del Tuir deve ritenersi applicabile qualora il recupero sia effettuato nei confronti degli eredi, mentre deve ritenersi esclusa se il recupero è disposto nei di soggetti terzi privi di qualunque titolo di legittimazione soggettiva.
La norma suindicata ricomprende tra gli oneri deducibili dal reddito complessivo «le somme restituite al soggetto erogatore, se assoggettate a tassazione in anni precedenti».
L’onere deducibile, corrispondente all’importo delle somme che in un periodo d’imposta sono state assoggettate a tassazione secondo il criterio di cassa e poi restituite al soggetto erogatore, consente il recupero delle imposte pagate su tali somme.
Il sistema dei rapporti tra Erario, sostituto e sostituito, dunque, comporta che il recupero, a carico del contribuente, delle somme a suo tempo a lui erogate avvenga al lordo delle imposte che l’ente erogatore ha versato all’Erario in qualità di sostituto.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, l’operatività di tale disposizione non è preclusa nell’ipotesi in cui la restituzione all’ente erogatore (sostituto d’imposta) delle somme da questi indebitamente erogate sia effettuata da un soggetto chiamato, in qualità di erede, a rimborsare somme non dovute, che hanno concorso a formare il reddito del de cuius. Ciò in quanto, pur ravvisandosi una non coincidenza tra il soggetto chiamato a restituire le somme all’ente che le ha corrisposte, ed il soggetto che ha subìto la tassazione IRPEF, l’obbligo di restituzione delle imposte in capo all’erede si giustifica in funzione del suo status, ovvero nella circostanza che questi subentra in base ai principi civilistici “in tutti i rapporti attivi e passivi del de cuius”. Tale successione nei rapporti giuridici assume rilevanza anche sotto il profilo fiscale dal momento che in seguito all’accettazione dell’eredità, il reddito dei cespiti ereditari «concorre a formare il reddito complessivo dell’erede per ciascun periodo di imposta, compreso quello in cui si è aperta la successione». Pertanto, l’erede subentra nel particolare rapporto giuridico incorso alla data del decesso tanto per l’obbligo di restituzione delle somme, quanto per il diritto al recupero dell’imposizione IRPEF a cui le predette somme erano state assoggettate. Di conseguenza, l’Ente è legittimato a recuperare dall’erede i ratei di pensione indebitamente erogati, al lordo delle ritenute applicate, potendo l’erede dedurre, il medesimo ammontare lordo, dal proprio reddito complessivo, come onere deducibile.


Diversa, invece, l’ipotesi in cui il destinatario delle somme indebitamente erogate, non rivesta lo status di erede.
In tal caso, le ritenute IRPEF indebitamente versate nel periodo d’imposta in cui l’Ente sia venuto a conoscenza del decesso potranno essere recuperate dallo stesso in compensazione con il modello F24EP; allo stesso modo potranno essere recuperate le ritenute operate nel periodo d’imposta precedente, entro il termine di presentazione del modello 770.
Per i restanti periodi d’imposta pregressi, per i quali non sono ancora decorsi i termini di decadenza dell’accertamento, il recupero può avvenire mediante la presentazione di tante dichiarazioni integrative del modello 770, quante sono le annualità interessate dal versamento di ritenute IRPEF non dovute. L’eventuale maggior credito, risultante dalla dichiarazione integrativa, dovrà essere inserito nel quadro “DI” del modello 770 relativo al periodo di imposta nel quale è stata presentata la dichiarazione integrativa e concorrerà al credito risultante dalla dichiarazione.
Per i periodi d’imposta per i quali siano ormai decorsi i termini di accertamento, deve ritenersi esclusa la possibilità di ottenere il rimborso, fatta eccezione per l’ipotesi in cui tra l’Ente e il terzo percettore indebito dei ratei di pensione si sia instaurato un contenzioso dall’esito ancora incerto. In tale evenienza, infatti, la sentenza che conferma l’illegittima percezione delle somme da parte del soggetto terzo costituirà il presupposto di cui all’articolo 21, comma 2, del decreto legislativo n. 546 del 1992 per l’istanza di rimborso.
Con riferimento alle modalità di compilazione del quadro DI del modello 770, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che è necessario:
– presentare una dichiarazione integrativa del modello 770, in relazione a ciascun anno di imposta nel quale l’Istituto ha versato le ritenute IRPEF in eccesso;
– inserire il maggior credito risultante da ciascuna dichiarazione integrativa, nel quadro “DI” del modello 770 relativo al periodo di imposta nel quale è stata presentata la dichiarazione integrativa e quindi nel quadro SX, rigo SX4 colonna 3, per il suo utilizzo.


Si ricorda, peraltro, che il cd. Decreto Rilancio ha previsto che ai sostituti d’imposta, ai quali siano restituite le somme al netto delle ritenute operate e versate, spetta un credito d’imposta pari al 30 per cento delle somme ricevute, utilizzabile senza limite di importo in compensazione tramite modello F24. La previsione si applica alle somme restituite dal 1° gennaio 2020.