IVA: limiti di emissione della nota di variazione

L’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito ai limiti di emissione della nota di variazione IVA nelle ipotesi di contratti di compravendita con sistema “progressivo” di determinazione del prezzo (Principio di diritto 11 gennaio 2021, n. 1)

In base alla disciplina in materia IVA, se un’operazione per la quale sia stata emessa fattura, successivamente alla registrazione, viene meno in tutto o in parte, o se ne riduce l’ammontare imponibile, in conseguenza di dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili o per mancato pagamento in tutto o in parte a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive individuali rimaste infruttuose o a seguito di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato, ovvero di un piano di risanamento attestato da professionista indipendente, pubblicato nel registro delle imprese o in conseguenza dell’applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente, il cedente del bene o prestatore del servizio ha diritto di portare in detrazione l’imposta corrispondente alla variazione, annotando la relativa nota di variazione IVA nel registro degli acquisti.
La procedura di variazione non può essere applicata dopo il decorso di un anno dall’effettuazione dell’operazione imponibile qualora gli eventi ivi indicati si verifichino in dipendenza di sopravvenuto accordo fra le parti e può essere applicata, entro lo stesso termine, anche in caso di rettifica di inesattezze della fatturazione.


Con riferimento al suddetto limite temporale per la procedura di variazione (un anno dall’effettuazione dell’operazione), l’Agenzia delle Entrate ha affermato il principio di diritto secondo il quale:
quando il contratto di compravendita di un complesso di beni contempla nel proprio articolato un sistema “progressivo” di determinazione del prezzo – che consente alle parti, se in disaccordo rispetto al valore dei beni come risultante dalla perizia effettuata per consentire l’esecuzione del contratto, di rimettere la valutazione finale dei medesimi ad un soggetto terzo/revisore – le eventuali note di variazione, emesse per recuperare le somme già fatturate in misura superiore a quanto definitivamente dovuto, non sono riconducibili all’ipotesi del sopravvenuto accordo tra le parti, e quindi non sono soggette al limite temporale di emissione.
In tale ipotesi, il presupposto per la variazione dell’importo già fatturato è da individuarsi nella determinazione definitiva del prezzo dei beni secondo il procedimento contrattualmente previsto.
Detto principio è applicabile, altresì, se l’operazione si realizza nell’ambito di una procedura di Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato d’insolvenza, in cui l’autonomia negoziale delle parti è subordinata ad interessi di matrice spiccatamente pubblicistica, ovverosia la rispondenza del programma di risanamento e della conservazione dell’impresa con gli indirizzi di politica industriale del Governo, nonché la conservazione nel tessuto industriale ed economico della grande impresa in stato d’insolvenza.